Chi alloggia al Magna Pars subirà il fascino dei profumi ovunque: dai detox mattutini ai drink del bar che nei colori e nelle ricette richiamano alla perfezione la mixté pregiata dei profumi del LabSolue. Aneddoto d’antant che ci racconta Giorgia Martone: negli anni del boom dei prodotti da toilette il mito era la cultura francese e anche l’uso delle parole francofone “LabSolue è la storpiatura all’italiana usata dai miei avi della parola l’Absolute: mi è piaciuto e l’ho voluto tenere”. Il risultato è un refrain di quasi 40 fragranze che non si impongono ma si lasciano scoprire in un laboratorio dove chi non è naso scopre di averne uno sottostimato. E per chi crede nella bellezza minimale? Libero accesso all’innamoramento.

LabSolue non è solo una linea di profumi, essenze e candele sartoriali: è una biblioteca del profumo, chiunque può entrare e consultare manuali, libri, chiunque può entrare e farsi raccontare la storia delle essenze (tutte naturali, non si cade in nessuna tentazione stile mercato nero come quello “che ha colpito l’Ambra Grigia introvabile essendo prodotta dall’intestino di capodoglio, specie protetta” racconta Giorgia). Qui il super naso amoreggia con essenze, il neofita scopre il perché dell’uso del vetro marrone o blu scuro (per non alterare il profumo e al contempo non celarlo del tutto alla luce). Nulla al caso, tutto in mano al lato più sartoriale: dalle confezioni che Giorgia Martone ha studiato per averne di esteticamente belle, vintage quanto sensoriali (basta passare una mano sul packaging di una candela con scatola bianca dalla grammatura preziosa) per capire che forse dovremmo riprenderci il luogo che ci spetta. Quello che davvero appartiene alle nostre memorie: il profumo. Meglio concedersi il lusso in un angolo di Milano che non ha seguito nessuna moda. Ha solo seguito quell’angolo verde, di erba che non c’è più e che è la patria di qualunque madeleine olfattiva.